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INFATUAZIONE (di Lido PIncardini)
alla lina la mia mamma
prima parte

Sul davanzale di Via Santa Caterina, il solito mazzolino di viole che la Lina raccoglieva, ad ogni inizio di primavera, lungo il vecchio muro di Via della Sporta. La Lina era felice; abitava con il marito Egisto, al numero 76 di Via Aggiunti. Li c’erano arrivati nel 1927, subito dopo sposati. . Egisto veniva da una numerosa famiglia di contadini mezzadri di Pocaia, una frazione del Borgo, dalla parte del cimitero. I padroni del podere di Pocaia erano anche i proprietari di alcuni palazzi rinascimentali del centro storico del Borgo. In uno di questi, il Palazzo delle Laudi, viveva l’ antica famiglia Marinelli, padrona di quarantadue poderi distribuiti sia nelle colline che nella vallata del Borgo; la Valtiberina. Agnese, unica zitella della famiglia Marinelli, si era invaghita di Egisto, prima ancora che si sposasse con la Lina, durante la battitura del grano nel mese di Luglio. Agnese, non ne perdeva una delle battiture. Partiva dal palazzo con il suo calesse, tirato da un piccolo cavallo bianco, e sempre portava un pensierino a tutte le donne del podere: un rossetto, una sottana, un reggiseno, un paio di mutandine. Anche per lei la trebbiatura era una grande giornata di festa, come lo era per le famiglie dei mezzadri. Voleva essere presente fin dalla mattina, quando il capoccia faceva stendere la grande tovaglia bianca, fresca di bucato, nell’ aia, perché tutti, comprese le “opere”, che venivano ad aiutare da altri poderi, potessero fare una delle più ricche colazioni dell’anno: la colazione della trebbiatura. Anche Agnese, accovacciata per terra, si ritrovava cosi a fianco del giovane Egisto, che tanto la tormentava in sogni proibiti. < Di cosa sono colpevole? Cosa ho fatto di male? >> Nella cappellina del palazzo, chiedeva aiuto al Beato Ranieri.

seconda parte

Il caldo braccio di Egisto la sfiora. E’ la stessa emozione di quando, quindicenne, Giovanni la tocca leggermente, nascosto dietro il banco di scuola, in terza magistrale: < No >> pensa < devo essere forte…. non voglio… chiederò aiuto alla madonna delle grazie…. gli accenderò un cero…… >>. Ma la Madonna non sente. Anche quella sera, nel dormiveglia, ecco Egisto volare sopra il letto come un passero, mezzo nudo, sudato con il dorso ricoperto di pula. Quella mattina Agnese apre gli occhi con un solo pensiero: “ Egisto deve lasciare il podere di Pocaia e venire al Borgo “ Lavorerà al Palazzo delle Laudi. Il babbo di Agnese e il fattore, hanno già prospettato di prendere un uomo per le cantine e un giovane tutto fare adibito esclusivamente ai diversi lavori del palazzo. Egisto sarà il giovane tutto fare del palazzo. Egisto è capace in tutto e si adopera per accontentare tutti quelli della famiglia. L’infatuazione per Egisto tormenta Agnese in ogni attimo della giornata. Un giorno che Egisto è in cantina, Agnese senza più riflettere, scende per vederlo: < Egisto aiutami, ti penso in continuazione, ho bisogno di te. >> Si avvicina; lo bacia sulla bocca. Egisto è emozionato, non la respinge; la tentazione è più forte e tutto succede tra le botti, l’odore del vino e l’abbaiare dei due cani da caccia. E’ il 1927. Egisto sposa finalmente la sua Lina; adesso ha la casa in un bel palazzo seicentesco al Borgo in via Aggiunti al numero 76 ( sono i solai del palazzo adattati per viverci). Del palazzo è proprietario il babbo di Agnese. Fintanto che lavorerà per la famiglia Marinelli, Egisto ci potrà abitare senza pagare una lira d’affitto. Egisto sa che il miracolo l’ha voluto Agnese che, ogni tanto, ricerca Egisto in cantina. In quello stesso anno, il 1927, io nacqui in quella casa.
Fine

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