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1943
ESCREMENTI DI TOPO A BERLINO
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Un reparto della wehrmacht è stato trasferito da Arezzo a Sansepolcro in Valtiberina, per contrastare la resistenza partigiana sui monti, a nord-est della vallata. La solita camionetta dei carabinieri, come ogni mattina, si ferma di fronte all’entrata del pastificio Buitoni. L’ addetto alla portineria, spalanca il cancello di ferro. La camionetta entra. Con i Carabinieri, ci sono tre ufficiali della wehrmacht che si avviano verso la direzione tecnica dello stabilimen- to, in fondo al grande piazzale. I tedeschi, devono concordare i tempi di consegna del nuovo prodotto: la vegetina; una miscela di farine per il pane, che il giovane ebreo responsabile del laboratorio chimico, ha ottenuto dalla macinazione di: lupini, ceci, fagioli, piselli, ghiande di leccio, fave e castagne. Dopo dieci giorni da quall’ accordo, camion carichi di questi legumi, arrivano allo stabilimento da ogni parte d’ Italia. La produzione della vegetina, è iniziata con tre turni di lavoro. Molti giovani sono entrati a lavorare nello stabilimento Buitoni per la prima volta, grazie alla vegetina. Ogni giorno la vegetina, confezionata in sacchi di juta da venticinque chilogrammi, viene trasportata con carri trainati da cavalli, alla stazione ferroviaria di Sanse- polcro, per essere scaricata dai carri e ricaricata su quei piccoli vagoni. Il tratto Sansepolcro/Arezzo è su un’unico binario a scartamento ridotto; su questi treni tutto è più piccolo: dalla locomotiva ai vagoni. Ad Arezzo, i sacchi di vegetina sono caricati su vagoni normali diretti in Germania. La produzione della vegetina continua su tre turni di lavoro di otto ore. Passano quasi quattro mesi. Una mattina il direttore tecnico di stabilimento, viene convocato dal comandante del distretto militare della wehrmacht: < Nel pane prodotto in Germania con la vostra vegetina, i nostri soldati hanno trovato escrementi di topo. >> Il giorno stesso, un colonnello della wehrmacht, arrivato da Arezzo, parla a tutti i dipendenti riuniti nel grande piazzale: < Il comando generale della wehrmacht vuole che in questo Stabilimento si organizzi una grande caccia ai topi. Tutti ci aiuterete a ripulire lo Stabilimento dai topi, che danneggiano i vostri prodotti e la dignità della Wehrmacht; sarete ricompensati. A tutti sarà riconosciuto un premio: di 2 lire, per i topi grandi, quelli che da queste parti chiamate le sorche; di 1 lira, per quelli piccoli; e di mezza lira per per i topolini dei nidi nati da poco. >> La mattina del giorno dopo, tanti operai portano da casa trappole per topi di ogni tipo, che ognuno sistema nel proprio reparto. Ora ci vuole un’ impiegato responsabile, che rilasciasci le ricevute per il premio e che conti i topi caduti in trappola. Io sono il più giovane, costo poco; scelgono a me. Sono felice; mi hanno assegnato un importante lavoro di fiducia. Il tavolino sotto la tettoia del piazzale, al centro dello stabilimento diviene, da quel momento,il mio posto di lavoro. Ogni giorno, tanti operai arrivano al mio tavolo con le loro trappole, o con topi morti, tenuti a ciondolone per la coda; sono quelli ammazzati con scope o bastoni. Io conto, decido la grandezza per via del premio: < queste sono sorche >>..., < questi sono topi >>.., < questi sono appena nati >>.., trascrivo nel registro, rilascio ricevute, e butto i topi, vivi o morti, nel grande bidone che la direzione ha voluto a fianco del mio tavolino. Due volte alla settimana trasporto il bidone, con una carriola, alla centrale termica, che funziona a lignite. I due operai addetti, aprono il portellone e svuotano il bidone nella fornace. Una sera dopo il lavoro, con sei compagni, ci si incontra nella falegnameria dell’ amico Righino, in Via S. Caterina. Si parla della resistenza e dei partigiani che combattono sulle montagne intorno alla vallata. < La caccia ai topi, ordinata dagli ufficiali tedeschi, deve cessare a partire da domani >>. Questo scriviamo sul foglio che viene firmato da tutti sei, e nascosto da Righino, sotto un mattone del pavimento. Si pensa di organizzare un' allevamento di sorche nei sotterra- nei dello stabilimento, per boicottare la disposizione dei tedeschi. Due di noi, che lavorano nell’officina meccanica costruiscono, utilizzando pezzi di rete metallica, una gabbia in un cunicolo ben nascosto: la nuova abitazione delle sorche e figli. ( i topi si moltiplicano rapidamente, figliano parecchie volte in un anno, da 6 a 25 topolini ogni volta ) Ora le trappole non arrivano più al mio tavolo; gli operai stessi le svuotano nella gabbia. Dopo un mese la gabbia è stracolma di topi grandi e piccoli. Uno di noi soprannominato Cannarulo, perché molto magro e alto, si incarica di liberare, almeno due volte alla settimana, venti / trenta topi dell’ allevamento, e di spingerli verso la stretta scala, che risale verso l’importante reparto delle confe- zioni. Qualcuno ci tradisce; i tedeschi scoprono Cannarulo. Viene subito trasferito nella torre del carcere di Sansepolcro, in attesa del processo per boicottaggio. Da quel giorno, la maggior parte degli operai, rimettono in libertà i topi caduti in trappola. Per i pochi che giungono al bidone ci penso io: la sera, prima di andare a casa, piego il bidone verso terra: via, topi e sorche, verso la libertà. I tedeschi si ritirano anche dalla Valtiberina, dopo aver fatto saltare in aria lo stabilimento. La guerra finisce; Canna- rulo è libero. Con Righino, ripensiamo ai giorni della caccia ai topi, nell'antica fabbrica di spaghetti, distrutta per sempre, e una piacevole sensazione di gioia ci arriva: viva i topi della resistenza!

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