Monzascacchi - c/o Target Club Viale Valassina 86, Lissone email: scacchimonza@gmail.com
 

Ci sono giorni, a Bratto, e anche sere, nei quali ti dimentichi di essere in un posto di montagna. Bratto è così, che ci arrivi da Milano, uscendo a Bergamo, e vedi posti normali, che sembra di essere ancora a casa, e le montagne ancora non le puoi toccare con la mano. La prima salita è a Clusone, ma finisce presto, e ancora una volta la strada si appiana. Anche Bratto è una spianata, sono prati d'estate e piste da sci in inverno. Quando ci passi, vicino a Natale, spendi un po' di tempo a ridere di quelli che hanno appena comprato gli sci, e si fanno le piste con la faccia. L'impietosa morfologia di questo posto fa sì che le piste più semplici siano le più visibili a chi passa in macchina. Passi, guardi, magari butti lì qualche commento e vai. Il Monte Pora lo vedi, ma è lontano. Poi ci sono i negozi, e le seconde case dei milanesi, che anche quelle ti sembrano case di campagna. Bratto, in certi giorni, e in certe sere anche, non sembra un posto di montagna. Ci sono i boschi, ma anche i cinema, i pub, le pizzerie, e sembra il posto ideale per venirci con moglie e bambini, magari d'estate, che così la notte dormi. Poi, magari, un giorno, fai quattro passi in più del solito, perché hai da smaltire i casoncei fatti a mano o perché hai un po' esagerato con il bere. Li fai e di colpo ti rendi conto. Ti rendi conto che a un certo punto, a pochi metri dai pub, dalle pizzerie, dalle spianate dove giocano i bambini, dalle piste da sci degli sportivi della domenica, la strada sembra finire. Finire, di colpo, senza un segnale, senza un cartello.
Non finisce naturalmente, ma cala a picco, per entrare in una valle aspra e bellissima, che nell'antichità chiamavano la valle degli assassini, perché anche allora, quella strada lì, esattamente come adesso, gli faceva paura. Ti rendi conto che sei lì, con i tuoi pub e le tue spianate e sei arroccato su una montagna, una montagna vera, coi rifugi e le ferrate, una montagna grossa, imponente, che sembra uno sbarramento piazzato lì come a dire qua si comincia a fare sul serio, da qui ci siamo, non siamo più a Milano o dintorni, siamo altrove. Ti rendi anche conto, facendo quelle strade, guardando i paesi che in quella valle sono nati, che non si scherza più. Che qui tutto quello che vedi è frutto di una lotta. Di una lotta quotidiana contro e insieme a un ambiente naturale che è risorsa e maledizione, che ti permette di costruire e che distrugge quello che hai appena montato. Bratto è questo. È l'ultimo avamposto della Grande Milano e l'inizio della Montagna.
In un posto così, negli ultimi giorni di agosto, da venticinque anni, si incontrano le persone che si interessano a un gioco che non è solo un gioco. Un posto come questo, con i suoi divertimenti, le sue risorse, i suoi prati, per dieci giorni all'anno diventa un'altra cosa. Diventa La Città Degli Scacchi. Diventa una giostra, un museo, diventa un posto in cui incontrare persone che conosci, persone che magari frequenti ma solo virtualmente, persone di cui conosci solo la fama, il nome, e anche persone che non hai mai visto, che non hai mai sentito, ma che alla fine, con te, qualcosa in comune, qualcosa di importante ce l'hanno. Ci sono persone che vengono qui da sempre, che si portano la famiglia. Che tutti gli anni si ritrovano e si salutano, e si trovano un po' ingrassati, un po' più vecchi, ma che dentro hanno ancora la voglia di stare qui, di stare insieme e di giocare. Ci sono i big, i professionisti, quelli che magari vengono una sola volta, che hanno pianificato questo torneo, che li vedi stare attenti a pranzo, che li vedi girare da soli prima della partita, per concentrarsi, e non far tardi la sera, per non pagarla il giorno dopo. E ci sono quelli che vengono qui e basta, e sono la maggioranza, che spesso sono in gruppi, che fanno casino, che sono in vacanza, che giocano e cercano di divertirsi, anche se non sempre è facile divertirsi, con gli scacchi, in un torneo così. Ci sono anche quelli che vengono qui un solo giorno e guardano, non solo le partite, ma anche e soprattutto le facce, quelli che annusano l'aria, che vogliono per un giorno sentirsi dentro a questa grande giostra. Quelli che vorrebbero venire ma non possono, perché sono lontani, o per il lavoro, o per i mille mila altri motivi che ci portiamo dietro e che si ingrossano, superando la passione, la voglia di giocare. Per questi ultimi, se lo vogliono, ma per tutti in realtà, eccoci qui, dentro la giostra, a raccontarla, senza fare cronaca, che tanto la trovate altrove, ma le facce, l'aria, le voci, le storie. Eccomi qua a raccontarvi la mia Bratto, la mia prima presenza, non come partecipante, ché in ogni partita ci sono quelle tre quattro ore di tempo di troppo per i miei gusti, ma comunque qui, ad osservare e a cercare. A cercare uno che, alla fine di una partita, come Dante Calabria nella sfortunata gara quattro della finale di basket contro Bologna, o come Mel Gibson alla fine della prima battaglia di Braveheart, si alzi, dopo una vittoria, e non sia in grado di dire una parola, ma solo un urlo, una smorfia, e ancora non basti, perché non ce la fa, perché l'adrenalina sta scorrendogli così forte che non riesce a fermarsi, perché magari ha studiato tanto, ma una parola per descrivere una sensazione così, una parola non c'è. Oppure al contrario, uno che si alzi, dopo una sconfitta, e rida, perché questo è un gioco e quando si gioca, comunque ci si diverte. Questo o altro, che non mi aspetto e che non mi immagino.
Un giro sulla giostra. Se volete, il biglietto è gratis. Venite qui e date un occhio, oppure, da casa, seguiteci.

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