Monzascacchi - c/o Target Club Viale Valassina 86, Lissone email: scacchimonza@gmail.com
 

Ascoltami, non te l'ho chiesto io di venire qui. Non ti ho chiesto di portare tuo figlio, quel piccolo mostriciattolo. E nemmeno quella specie di balena che chiami la tua signora. Pfui, la tua signora. Quella si fa fuori tutto il buffet alla colazione, e a pranzo, pure. E poi si lamenta. Dice che le robe non sono fresche, che sono scongelate, che lei lo sente subito se una cosa non è fresca, che lei ha gusto. E intanto se le mangia. Tutte. E il tuo ragazzino? Non sa stare fermo, si muove e urla, passa da un tavolo all'altro fa cadere le cose, mangia da fare schifo, e voi, invece di sgridarlo, ridete, come fosse tanto simpatico vedere una scimmietta che si muove.Il mio invece è tanto timido, sta seduto, da bravo, al suo posto e mi guarda, come a dire, ma papà, ma perché a lui non lo sgridano mai? Io scuoto il capo, mia moglie anche, non c'è niente da fare, coi prepotenti. Mio figlio mangia poco. Ha sempre avuto qualche problema. Quando aveva sei anni ha cominciato a rifiutare il cibo. E ad avere problemi di vista. A chiudersi in sé stesso. Le abbiamo provate tutte, la psicologa, lo sport. Poi gli ho regalato una scacchiera. Appena l'ha vista si è illuminato. Il suo primo libro è stato 'Gli scacchi resi facili', lo ha divorato, e già dopo tre mesi, quando giocavamo, mi batteva. Qualche tempo dopo l'ho portato a un circolo e ha fatto il suo primo torneo. Ultimo; al ritorno piangeva. Sono tornato a casa, gli ho comprato qualche libro di scacchi, il computer e Fritz 8. Si è chiuso in camera, a studiare. Quando è uscito mi ha chiesto di giocare e mi ha battuto. Poi ha scoperto il gioco in rete. Si collega a internet e gioca, con gente di tutto il mondo, e gli piace. Ha raggiunto un rating di 1853, molto alto, più alto dei ragazzini della sua età, più alto di molti adulti, di molti prima o seconda nazionale, anche più di molti candidatimaestro. Ogni tanto lo sento parlare tra sé mentre gioca in rete, ogni tanto chatta con i suoi avversari, così impara anche l'inglese. Si sente ogni giorno più forte, ed è anche sereno. Solo, non mangia tanto e i problemi alla vista sono aumentati, ma il dottore dice che tra qualche anno lo potremo operare alla cornea e lui potrà togliere gli occhiali. Poi un giorno su internet ha letto di questo torneo, a Bratto, e mi ha detto papà, noi andiamo in vacanza lì vicino, perché non mi ci porti? Questa volta non arrivo ultimo, vedrai. Siamo venuti qui, in albergo, così anche Roberta si riposa. Tutto bene, a parte questa gente maleducata, che farebbe meglio a starsene a casa sua e invece ha sempre la meglio su chi ha rispetto degli altri. Comincia il torneo, gioca la prima, contro un ragazzino di tre anni più grande, con un padre che continua a suggerirgli le mosse. Chiamo l'arbitro, mi faccio sentire, ma niente, non lo coglie in flagrante, non può farci niente. Sta di fatto che perdiamo. A fine partita non stringo la mano né al ragazzino né al padre, 'sto maleducato. Sulla strada del ritorno analizziamo la partita, e lui si accorge di avere sbagliato, e mi chiede scusa, ma io gli dico che domani deve avere ancora più grinta, ed essere più forte anche dei padri maleducati. L'indomani ottiene una buona posizione, ma poi, lui non è abituato con l'orologio, fa confusione, dimentica di schiacciare. Glielo dico e l'arbitro mi becca, e mi allontana dalla sala. Sì vabbé allontani me e non quello di ieri, quello gli diceva le mosse a suo figlio, che da solo non ci arrivava, io gli ho solo fatto segno schiaccia l'orologio. Niente, questo è inflessibile, vuole in un colpo solo risolvere tutti i problemi del mondo e ha deciso che nel mondo chi crea problemi sono io. Mio figlio esce due ore dopo. Lo guardo in faccia e ho già capito. Ma come hai fatto a sprecare quella posizione lì, non puoi sbagliare così, devi stare più attento, lo dico per fargli forza, ma lui non mi ascolta neanche, allora gli dò una scrollata, e lui comincia a piangere. Beh, insomma, torniamo in albergo, lui non mangia niente e ci dobbiamo beccare la solita scena, della balenotta che si avventa sul buffet e della scimmietta che tocca tutto e tu che ridi e non dici niente. Passo la notte insonne. Stamattina mi avvertono che mio figlio deve giocare proprio contro il tuo, contro lo scimmiettino. Bene, penso, punto facile e torniamo nel torneo penso. E invece no, il mio Luca si emoziona o non so cosa - io non posso entrare in sala - e va a finire che perde. Torniamo insieme, e lo scimmiettino ride e scherza e tira su col naso e fa le puzzette e tu non gli dici niente. Luca invece piange e piange e piange. Così appena in albergo ti stringo la mano e ti dico se hai voglia di bere un aperitivo, così, per festeggiare la partita, dico che offro io, che non ho rancore. Accetti. Al primo sorso senti una nota di amaro, giusto un filo, ma non importa, fa caldo, hai sete e butti giù di un fiato. Non te l'ho chiesto io di venire qui.

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