Monzascacchi - c/o Target Club Viale Valassina 86, Lissone email: scacchimonza@gmail.com
 

Mi hai detto vieni, stiamo insieme, fa anche più fresco che a casa.
Hai detto che avremmo diviso una vacanza.
Hai detto che avremmo avuto tempo di svagarci, di rilassarci un po', di parlare, di camminare.
Ti faccio conoscere i miei amici, ti porto, vedrai un pezzo di me che ancora non conosci.
Siamo venuti.
Bello il posto.
Bella la stanza.
La prima sera mi hai portato in giro per il paese, mi hai presentata a persone che sapevano, di te, cose che io non immaginavo.
La prima notte sei stato tenerissimo.
Poi, la guerra è iniziata.
Sei partito, insieme ai tuoi amici.
Mi hai dato un bacio, il primo giorno, prima di partire.
Dal secondo hai detto che ti aveva portato sfortuna, e ti sei limitato a un ciao.
Sono sola.
Giro per le vie del paese alla ricerca di qualcosa di interessante.
Niente.
Ti aspetto, guardo l'orologio.
Ancora tre ore. Prendo il sole, ti penso.
Quando torni sei nervoso.
Mi parli di cose di cui non capisco niente.
Usi termini tipo penetrare, sfondare, mi parli di manovre di donna e cavallo.
Non mangi.
La notte, ti rigiri nel letto, ti alzi e fumi, ogni tanto tiri pugni al cuscino.
Infine, quando è quasi l'alba, ti addormenti.
E allora, nel sonno, cominci a parlare. Parli, o per meglio dire urli, imprechi.
Dici cazzo, quanto sono scemo, dici ma cos'è, una malattia? dici ti ammazzo ti ammazzo.
I tuoi amici, il primo giorno mi erano sembrati simpatici, perbene, ora sono come te, sembrano zombi, parlano anche loro una lingua sconosciuta, non ascoltano.
La mattina ti svegli che sei uno straccio.
Ti trascini a fare colazione.
Cerco di distrarti e mi sembra di riuscirci.
Per pochi minuti, mi sembra di ritrovarti, per quello che so che sei. Chiacchieriamo un po', sorridi, mi racconti, ho visto questo, non ti immagini nemmeno.
Andiamo a fare un giro? Al primo negozio guardiamo le vetrine e vedo la tua faccia cambiare espressione.
Teso, nervoso, arrabbiato. Forse è passato il tuo avversario di ieri penso. Andiamo a fare un giro in un bosco ti dico. Andiamo, fai due passi e vuoi tornare indietro.
Torniamo, siamo in albergo, sono le dieci di mattina, sei nervosissimo.
Cerco di calmarti, ma è dura.
Fumi in continuazione, cerchi di parlare, ma ogni discorso si blocca, ogni frase si blocca, prima di arrivare al verbo, che è sostituito da cose tipo cazzo, d3 dovevo giocare, non d4, d4 debolezza, pedone isolato mezzo mangiato, robe così.
Viene mezzogiorno. Andiamo a pranzo, non mangi, nemmeno io.
Non importa ti dico.
Facciamo un riposino, così oggi pomeriggio stai meglio, hai bisogno di dormire.
Ci stendiamo, lontani. Fa abbastanza fresco.
Si sentono gli uccellini cantare e l'aria ha un profumo diverso che a casa.
Ti dico ascolta, annusa, siamo in vacanza.
Lo fai, per un secondo, poi ti sdrai, cerchi di riposare. Ti dico che ti sveglio io quando è ora.
Dopo un minuto ti giri, ti rigiri, sbuffi. Non c'è niente da fare. Mi dici che vai a fare un giro.
Da solo, dici, rimani lì, riposati, tu.
Ci provo. Come fosse facile.
Torni dieci minuti prima dell'ora in cui devi andare.
Hai una faccia che sembra un funerale.
Dici che non riesci a essere te stesso, a giocare come sai. Dici che però, oggi, sarà diverso.
Dici che hai la faccia delle grandi occasioni. Dici che hai gli occhi della tigre.
Sono contenta.
Ti saluto, senza un bacio, con un ciao.
Ti vedo allontanarti, con i tuoi amici, e ti vedo zitto e concentrato.
Non verrò a guardarti giocare, penso che ti distrarrebbe.
Sto qui e spero che tutto vada come deve.
Scrivo questo diario.
Mi aiuta.

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