Monzascacchi - c/o Target Club Viale Valassina 86, Lissone email: scacchimonza@gmail.com
 

Salutano. Ed è già molto. Salutano tutti. Ed è incredibile. Un posto dove tutti, tutti ti salutano. Salutano e abbassano la testa. Ripensano alla loro variante, al pezzo lasciato in presa, a quella fastidiosa tendenza a sprecare le posizioni vinte. Abbassano la testa e guardano. Il loro database. Dentro la testa. Ripensano a se e quando ti hanno incontrato. Ripensano al risultato. Poi di nuovo alla partita. A quella giocata, a quella da giocare. A pranzo non bevono vino e cercano di stare leggeri. Non dormono, non la notte, infestata da fantasmi, non il pomeriggio, che si deve andare, non la mattina, bisogna prepararsi. E poi cominciano, si siedono, e scrivono. Male, di solito, ma questa è un'altra storia. Dai formulari spesso capisci cosa gli passa per la testa, vedi la scrittura contorcersi, vedi le cancellature, vedi la fretta e capisci lo zeitnot, la posizione difficile, leggi l'angoscia. Oppure la gioia, la fretta di finire. Girano per la sala. E guardano. Scuotono il capo, lo reclinano, cercano di capire. Fumano, chiacchierano, pensano. Fuori c'è il sole. Quasi. Certo non la pioggia dei primi giorni, almeno. Ma non importa, cambia ben poco. La vita è tutta lì, nel palasport, almeno per adesso. Alla sera iniziano le analisi, che durano fino a notte fonda. Non ci sono coppiette la sera, in giro per Bratto. Solo giocatori, spesso solitari, spesso disperati. Le prime parole che sento, questa mattina sono siciliana Najdorf, attacco di minoranza. Niente di nuovo. Chiamano, da casa, gli amici. Chiedono di guardare la settantaseiesima scacchiera, di dare un parere. Guardo e rispondo. Un ragazzino, finita la partita, prende un pallone, e ci gioca. Due bambine, hanno lottato fino a cinque minuti prima sulla scacchiera, si ritrovano, prendono le bambole e cominciano a pettinarle. Dentro, Atalik muove e Epishin lo guarda, e guarda la scacchiera come se il turco avesse sbagliato e sbagliato di grosso. Non si guardano o si guardano poco Ambrosi e Santurbano. Sulla balconata, sopra alla sala, c'è un signore che fa foto. Non è turista qualunque, è Pagnoncelli.

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