Monzascacchi - c/o Target Club Viale Valassina 86, Lissone email: scacchimonza@gmail.com
 

Pensa, pensa... l'orologio è digitale e prevede l'incremento di trenta secondi a mossa, ma a stare seduti qui sembra quasi di sentirlo ticchettare. Tocca a me. Mezz'ora, poco meno. Una vita. E una partita che sembrava facile facile, un pezzo guadagnato con una trappolina in apertura, l'avversario che ci casca, la mano che gli trema; sembra voler abbandonare, poi prova a resistere... Facile facile, con un pezzo in più da subito, però lui riesce a guadagnare un pedone, e io cambio i pezzi. A ben vedere non è facile, io ho torre, un cavallo e un pedone e lui torre e due pedoni. Il problema è proprio lì, il mio pedone in d5. Facilmente potrei far sparire tutti i pedoni dalla scacchiera, ma poi? Si vince torre e cavallo contro torre? Lo so vincere? Penso di no. Certo, uno può sperare in un doppio, o in qualche vaga idea di coordinamento delle forze e certo non rischio di perdere, ma è dura, io ho un po' mollato e invece adesso mi devo rimettere a fare fatica. Lui di tempo ne ha a sufficienza. Insomma, è bene farsi venire un'idea, e farsela venire presto. Questo pedone, cosa ne faccio? Le scelte non sembrano esaltanti. O mangio il suo in e6 o spingo in d6. In entrambi i casi mi pare facile per il nero, cambia le torri e col re in c6 mi impedisce di promuovere. Boh, pensa pensa, magari c'è qualcosa. L'orologio ticchetta. Andiamo avanti. d6 sinceramente sembra da escludere, me lo mangia quasi subito, e scarto anche l'idea del finale senza pedoni; non mi viene in mente niente... proseguo con de6... Scacco e cambia le torri... scacco e cambia... scacco gli lascio la torre! Forse. Pensa, pensa. Gliela lascio, lui deve mangiarla, niente di che. E dopo? Io ho un pedone in settima, e lui come me lo ferma? Il mio cavallo interferisce... Unica speranza dare scacchi e io devo tenere la f. Pensa, pensa ancora. Magari. Magari è una di quelle volte che... Una di quelle robe che leggi... Che guardi e che dici tanto non capitano mai... Vabbè, intanto posso andare fino ad f6, e mangiargli il pedone. Poi? Torno indietro... L'orologio sembra quasi fare rumore, quando comincio a immaginare un'altra idea, passare sulla d, e poi il cavallo, il cavallo!! Poi ancora indietro... è fatta! Pensa pensa ancora, ma ormai i pezzi e le caselle non hanno più un nome, e anch'io non dico più Rd4, ma lo vedo, andare lì, quasi da solo, quasi senza sforzo. Ripensaci ancora, hai sempre la patta, sono venti mosse, venti, magari un errore c'è lì in mezzo, e va a finire che perdi. Riguardo, i pezzi, le caselle non hanno un nome, è quasi una danza, non lo so, una musica. Il tizio di fianco a me, con una mano, mi fa cenno di darmi una calmata. Sto oscillando sulla sedia, in maniera quasi autistica, e probabilmente sto anche cantando, non lo so, non mi rendo conto, penso solo a quella danza, a quella musica. La riguardo ancora, sull'orologio meno di cinque minuti, ma c'è l'incremento, non ho problemi, e le venti mosse le ho tutte in testa, come un ritornello. Cf6 alla sedicesima, che spettacolo, è bellissimo, venti, tutte di fila. Rivedo per l'ultima volta; ora lo so che non ho sbagliato. Ora sono sicuro. Non c'è dubbio, è la cosa più bella che mi sia capitato di vedere, in tanti anni che gioco. Riguardo ancora, e ancora e ancora. Il tizio di fianco si alza, sbuffando, non c'è modo che io mi fermi. Riguardo un'ultima volta, non c'è dubbio. È bellissima, è una combinazione degna di uno studio, anche di più.

Devo essere cauto, e veloce. Chiedo al mio avversario il formulario, dicendo che ho dimenticato di scrivere qualche mossa. Basta uno sguardo: è come immaginavo, nessuno ci capirà mai niente, sembra scritto da un medico con la mano ingessata. Il mio invece è preciso e leggibile, e allora, fingendo di copiare dal suo, butto lì qualche errore, qualche mossa diversa da come è stata giocata realmente, qualche pasticcio che renda illeggibile anche il mio.
Gli rendo il formulario, guardo l'orologio. Meno di un minuto. Mi metto lì, per non insospettire, fingo di pensare, ancora; scuoto il capo e in meno di trenta secondi la rivedo tutta da capo. Sempre bellissima. Alla fine mi scade. Il mio avversario me lo segnala con un gesto. Scuoto il capo, come a dire non c'era niente, e lui fa segno di sì. Non mi conosce, non sa che perdere per il tempo non mi capita mai.
Accampo una scusa per rifiutare l'analisi finale e risistemo i pezzi sulla scacchiera.

Esco, accendo una sigaretta, infilo il walkman, Naima.

Solo mia.

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