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Come si analizza una partita con il metodo aC
Come si analizza una partita con il metodo aC

Molti soci, che hanno aderito con entusiasmo al sistema di gioco aC, mi hanno chiesto di completare la teoria con qualche indicazione su come analizzare una partita.
Aderiamo alla richiesta , e per procedere abbiamo scelto la partita Manca - Fiorili,
quinto turno del Torneo Monza week end di primavera, testè concluso.

RENATO MANCA (ELO 1770)-FIORILI (ELO 1914)

La scelta della partita risponde alla prima regoletta da osservare, ossia analizzare solo le partite che si sono vinte, ciò produce endorfine che fanno bene all’organismo.

In altri termini 'fanculo le sconfitte'.

La partita che commenterò è stata giocata con una precisione chirurgica dal bianco, mentre il nero ha fatto ciò che poteva, nonostante sia una nota e stimata Prima nazionale con ELO di tutto rispetto.

1. e4 c5 2. Cf3 d6 3. d4 cxd4 4. c3 dxc3 5. Cxc3 Cc6 6. Ac4 a6 7. O-O Cf6 8. De2 Dc7 9. Ag5 e6

A onor del vero qualche punto discutibile ci sarebbe, ad esempio la mossa 10. Axf6 ha permesso l'apertura della colonna g, che avrebbe potuto essere usata per un attacco contro l'arrocco bianco, se il nero fosse riuscito a muovere la torre h8 almeno una volta...

diagram1

10. Axf6 gxf6 11. Rac1 ...

La mossa 11... b5 aveva scritto in fronte “sacrificaci sopra un pezzo”, però prima di giocarla il Fiorili ci aveva pensato su mezz'ora, e mi sembrava maleducato sacrificarci sopra un pezzetto, praticamente era come dirgli che aveva analizzato male.

diagram2

Che fare?

D'altro canto era abbastanza chiaro che il pezzo l'avrei ripreso con due pedoni di omaggio.

Ecco d'improvviso la soluzione: sacrifichiamo da qualche altra parte! Gioco più originale, più divertente, più aC!!

Ecco dunque 12. Ad5!

diagram3

Pezzo non scagliato, bensì offerto, come ha fatto notare l'astro nascente del Circolo: Pedroni.
In lui le virtù sono così tante e ben miscelate, che la Natura stessa può alzarsi ed esclamare “ma chi è questo bel cuccioletto con la barba?”.

pedro

Scherzi a parte, in caso di presa non avrei ripreso di pedone, bensì di cavallo, attaccando la Regina ed al contempo il pedone f6, con grave disruption per la formazione nera.

Il conduttore avverso ha ben valutato i rischi , ed ha optato per 12…Ab7.

diagram4

Preso atto che in d5 il nero non aveva accettato di mangiare l'alfiere, mi sono detto: avrà altri gusti!

13. Axc6+ Axc6 14. Cd4 Rc8

Vediamo se gli piace il cavallo, e ho adagiato, dopo un paio di mosse 15. Cd5.

diagram5

Il Fiorili, tetragono ad ogni tentazione, non mangia neanche il cavallo, forse fa parte di qualche setta che non mangia mai in d5.

15...Db7 16. Cxf6+ Re7 17. Cxc6+ Rxc6 18. e5 Ah6 19. Rxc6 Dxc6

Con 20. Dg4; si minaccia Cg8+;

diagram6

Le dieci mosse che seguono vengono naturalmente e rafforzano il netto predominio del bianco


20... Rf8 21. exd6 Dxd6 22. Rd1 De7 23. Dh4 Ag7 24. Cd7+ Re8 25. De4 f5 26. Dc6 Rf7
27. Cc5 Df6 28. Rd7+ Rg6 29. Cxe6 Ah6 30. Rd6 De5

Con 31. Cd4+; si pone fine alla contesa, forzando il Re a rientrare nelle posizioni dalle quali si era dovuto allontanare, e l'avversario ad abbandonare non potendo sfuggire al matto.

diagram7

31... Rf7 32. Rd7+ 1-0

Riassumo quindi i concetti base dell'analisi aC:

• Commentare solo le proprie vittorie
• Non andare troppo in profondità nelle analisi, sennò scopri che hai vinto di culo
• Soffermati sulle mosse ad effetto e minimizza l'influenza delle cappelle.
• Ammesso sfottere (poco) il perdente, in misura inversamente proporzionale a peso, altezza, e irascibilità


Come si analizza una partita con il metodo aC

Molti soci, che hanno aderito con entusiasmo al sistema di gioco aC, mi hanno chiesto di completare la teoria con qualche indicazione su come analizzare una partita.
Aderiamo alla richiesta , e per procedere abbiamo scelto la partita Manca – Fiorili,
quinto turno del Torneo Monza week end di primavera, testè concluso.
',1218617045,3),(116,116,1,'Noblesse obligeDopo quasi quarant'anni di operosa attività al servizio di un ente previdenziale statale, il ragioniere Antonio Ferramonte, responsabile amministrativo della sede di XXXX, era giunto alle soglie del pensionamento.

Evento più temuto che atteso, tanto che il rag. Ferramonte era riuscito, sfruttando accortamente ogni opportunità del regolamento INPS, a prolungare d'alcuni anni la permanenza in stato di servizio.

Avrebbe ancora avuto la possibilità di approfittare di un paio di postille abbastanza equivoche del succitato regolamento per un ulteriore rinvio, ma, da circa un anno, il lavoro, dal quale aveva sempre tratto energia, aveva iniziato a fiaccarlo, e la sera tornava a casa molto stanco.

I collaboratori avevano inoltre notato un evidente calo della memoria, un tempo ferrea, che gli aveva causato una pessima figura in una delle ultime riunioni con la Direzione.

La quale, nella persona del Dottor Mancini, in altra successiva occasione gli aveva sottolineato i grandi benefici che lo stato di pensionato gli avrebbe garantito: quiete, tempo libero per i propri interessi, mancanza di stress, possibilità di viaggiare.

Il Ferramonte si convinse che era tempo di dare una svolta alla propria vita, senza riflettere sul fatto che la mancanza d'interessi extra lavorativi - non seguiva neanche il Campionato di calcio - avrebbe reso piuttosto penoso lo scorrere delle ore.

La mancanza d'amici, dovuta sia al carattere poco incline alla socializzazione che ai cambi di sede, sempre accettati per accelerare la carriera, aumentava il rischio di spiccare un salto nel buio della noia e dell'apatia che già tanti prima del Ferramonte avevano sperimentato.

Inoltre il ragioniere non aveva moglie, né, tanto meno figli. Verso i quarant'anni aveva ceduto all'idea del matrimonio, ma la poca pratica nei rapporti con l'altro sesso aveva reso i suoi approcci impacciati se non ridicoli.

Era comunque riuscito ad impostare una relazione con una collega, dipendente della sede di Torino, dove all'epoca risiedeva.

La candidata al matrimonio, proveniente da famiglia religiosissima che aveva dato chierici, suore e campanari alla chiesa cattolica, era però recalcitrante a qualunque contatto fisico, nonostante navigasse intorno ai trent'anni.

Un casto bacio richiedeva di essere negoziato e le passeggiate domenicali, unica occasione di frequentazione, dopo l'iniziale entusiasmo dovuto alla novità ed a qualche momentaneo cedimento al peccato dell'illibata partner, nulla più che fugaci palpeggiamenti, diventarono fonte di noia assoluta, e furono sostituite dal cinematografo.

Il ragioniere, in fondo, cercava più sesso che affetto, in particolare da quando capì che costava molto meno pagare il primo che creare le condizioni perché il secondo nascesse e fiorisse. Diradati e poi cessati i rapporti con la collega, che non rimpianse più di tanto la perdita e che anzi se ne uscì dall'esperienza rafforzata nella convinzione che la castità fosse uno stato di grazia, Ferramonte iniziò a frequentare nottetempo alcune prostitute che battevano i viali lungo il Po.

Spesso, dopo i veloci rapporti di cui comunque era abbastanza soddisfatto, non avendo per paragone nessun rapporto fisico espressione di un più completo rapporto interpersonale, riusciva a scambiare quattro chiacchiere con le compagne occasionali, le quali, d'inverno, non disdegnavano per nulla di fermarsi qualche minuto in più nelle automobili riscaldate. Fu proprio durante uno di questi momenti di relax che Ferramonte sentì a pochi metri l'inconfondibile sirena della polizia, che aveva organizzato una delle solite battute di caccia alle prostitute, anche se queste ultime costituiscono selvaggina protetta, poiché, come noto, il meretricio non è reato perseguibile.

Nello specchietto posteriore intravide tre vetture con i lampeggiatori funzionanti, in fase d'arresto ad una ventina di metri alle sue spalle...

TO BE CONTINUED... Dopo quasi quarant'anni di operosa attività al servizio di un ente previdenziale statale, il ragioniere Antonio Ferramonte, responsabile amministrativo della sede di XXXX, era giunto alle soglie del pensionamento.

Evento più temuto che atteso, tanto che il rag. Ferramonte era riuscito, sfruttando accortamente ogni opportunità del regolamento INPS, a prolungare d'alcuni anni la permanenza in stato di servizio.
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