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SALE GROSSO (1941)
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E’ soprannominato Brill. E’ preside dell’istituto di avviamento professionale e insegnante di disegno geometrico. Lo prendono in giro per la sua mania di lucidarsi in continuazione, con sputo e gomito, i gambali neri che vuole lucidi come la sua camicia di seta nera. Quella mattina arriva con una scatola piena di sale grosso, che mette dentro il cassetto grande della scrivania. Il giorno prima, durante i soliti bla bla bla sul partito fascista, ci fa sapere che molti di noi hanno una ricotta al posto del cervello e una patata al posto del cuore: < Orazio, >> riprendendo la scatola e appoggiandola sulla pedana, < vieni…. tu che di rado fai i compiti; facciamo vedere a tutti cosa facciamo… con il sale. Fa inginocchiare Orazio sul sale: < Non ci starai fino a mezzogiorno; solo tre minuti….. …. d’orologio…, per ora. >> Orazio si inginocchia; non fiata. Il dolore è tanto; si capisce dalla smorfia e dagli occhi che strizza di continuo. Ci punisce anche attorcigliandoci le orecchie con quelle mani grandi come padelle, fino a farci ripiegare per il dolore. Poi il saluto romano in classe, almeno una volta al giorno, e se non c’è la sua lezione, entra in classe con una scusa qualsiasi, per vederci scattare in piedi con il braccio teso. Così, per arrivare al diploma, basta non dimenticarsi mai del saluto romano, che ci obbliga a fare, con lo scrocchio dei due tacchi, anche quando lo incrociamo sulla via del gabinetto. Cinque di noi si accordano per lasciare la scuola prima che termini l’anno; tutti e cinque andranno a lavorare nella fabbrica di paste alimentari dei f. lli Buitoni. Un giorno Doriano, che non è entrato alla Buitoni, ma aiuta il babbo ambulante per tutta la provincia, viene a sapere che Brill è padrone, (?) in società con un camerata di Arezzo, del casino più sporco di tutta la provincia: il casino della Gozzona; la signora dal gozzo lungo, che sporge oltre il suo mento. Ma allora, l’elegante preside che arriva a scuola ogni mattina con gambali lucidi e camicia di seta nera, ha due vite? Dai fascisti del Borgo ha tutta la stima che può meritare il preside di una scuola: ma i suoi camerati sanno che è il gestore di uno dei casini più frequentati di Arezzo? Oppure è il partito fascista di tutta la zona che si finanzia con le marchette? I casini ad Arezzo sono due: il casino della Gozzona e il Paradisino, sulla stessa strada: via Pettorotondo, nella parte alta di Arezzo. Anche il Paradisino è gestito dal partito fascista? Il Paradisino è bello. Il portoncino d’ingresso è in noce italiana chiara, con due pomi d’ottone lucidi, coperto da una tettoia in ferro battuto, in stile liberty inglese, con mosaico di vetri colorati a motivi floreali. Al Paradisino la marchetta è dieci volte più cara che dalla Gozzona; qui vanno i ricchi, i preti e i camerati (loro gratis) La tettoia esterna della Gozzona è fatta con pezzetti di lamiera zincata, legati al vecchio muro scalcinato con fili di lega arrugginiti. I militari delle caserme di Arezzo, che a decine ogni giorno lo frequentano, possono permettersi solo il casino della Gozzona. Brill ne è orgoglioso: < Io amo la mia patria >> dice con i clienti della Gozzona < …. i nostri soldati, possono fare marchette con tre lire. >> Ogni sabato, a mezzogiorno, va a mangiare dalla Cesira, una vecchia trattoria delle Ville, centro agricolo a metà strada tra Sansepolcro e Arezzo. Si muove con la sua Bianchi; una motocicletta che tiene pulita e lucida come i suoi stivali. Dopo mangiato, un caffè con i camerati delle Ville e poi via dalla Gozzona, a rivedere i conti della settimana. Quel sabato Brill non arriva dalla Gozzona. Il nostro compagno Righino, apprendista meccanico, smonta la ruota anteriore della Bianchi, mentre Brill sta mangiando dalla Cesira, e la butta dal ponte sul gorgo del Citerna. La collina Torrino, a Nord delle Ville, è un piccolo bosco di quercie, ed è li che ci andiamo a nascondere, aspettando che Brill termini il pranzo. Intanto, facciamo merenda con pane olio e pomodoro, portati da casa. Dal Torrino, a cento metri dalla trattoria, possiamo vedere senza essere visti. Ci guardiamo in giro alla ricerca di un buon punto di osservazione, rivolto verso la trattoria della Cesira. Ecco Brill, ha finito di mangiare. Scende lo scalino; si guarda in giro: > Un balzo all’indietro…… < No…. non è possibile !!! >> Ci mettiamo le mani alla bocca per non ridere forte. E’ un comico nato. Con gli occhi spalancati, si inventa urlando bestemmie, mai sentite prima. Qualche minuto ancora a goderci lo spettacolo e poi via, con le biciclette, giù per la discesa del Torrino, verso casa. pincar.

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